Homeland

homeland-sezonul-1-season-1-posterFino a un anno fa, a sentire la parola CIA la mia mente correva direttamente a Sydney Bristow, Arvin Sloane e Milo Rambaldi. D’altronde Alias nasce dal migliore J.J.Abrams, quello prima d’incidenti aerei e botole misteriose, di fumi neri e derive religiose. Nasce da una mente genialmente razionale capace di farti accapponare la pelle con un cliffhanger di dimensioni epiche a ogni puntata e di portare a casa cinque stagioni cinque con una lucidità circolare pari solo in Breaking Bad. Alias era la spy-story per eccellenza, altro che 007 e Jason Bourne. Poi è arrivato Homeland.

homelandHomeland nasce come adattamento americano delle serie israeliana Hatufim, ambientata nel 2008, che narra le vicende di tre soldati israeliani tornati a casa dopo una prigionia durata 17 anni e delle conseguenze di questa nelle loro vite personali. È nelle vesti di Homeland però che la serie fa il salto. Qui abbiamo il ritorno di Nicholas Brody (Damian Lewis), un sergente dei Marine scomparso in azione nella guerra d’Iraq e liberato dopo otto anni di prigionia. Il perfetto eroe nazionale per un popolo che ha continuamente bisogno di eleggere nuovi idoli. Epidode 207Peccato che in questo perfetto quadretto si insinui l’indagine di Carrie Mathison (Claire Danes), un’analista della CIA nonché l’unica a credere che in realtà Brody sia lo sconosciuto prigioniero di guerra americano che da fonti sicure ha saputo essersi convertito all’Islam e ad al-Qaeda. Purtroppo per lei, non è così semplice convincere i suoi superiori a mettere sotto sorveglianza lo stesso sergente che il governo ha deciso di far diventare simbolo della tempra e del coraggio americano. Senza contare poi che non è facile essere presa sul serio quando si soffre di un disturbo bipolare che ci si rifiuta di curare, quindi, nonostante sia messa in guardia pure dal suo stesso mentore nonché Capo della Divisione Medio Oriente, Saul Berenson (Mandy Patinkin), Carrie inizia a indagare segretamente sulla figura di Nicholas Brody, per smascherarlo in tempo e prevenire un altro attacco terroristico.tumblr_mwiqskPjtG1rx24aao1_1280Dal canto suo, il povero Brody non se la passa meglio. Innanzitutto deve cercare di recuperare il rapporto con una moglie che l’aveva dato per morto (Morena Baccarin) trovando conforto tra le braccia del suo migliore amico (Diego Klattenhoff), di farsi perdonare da due figli che se lo ricordano a malapena, ma soprattutto di venire a patti con i traumi della guerra e della prigionia che non lo fanno dormire. L’unica consolazione è mettersi in ginocchio in garage, girarsi verso Oriente e pregare. Pregare Allah.homeland-02-12bGià. Allora ha ragione Carrie e Brody è un traditore? O è solo un uomo tormentato che ha bisogno del conforto della religione? È su questo dubbio amletico che si basa tutta la prima stagione di Homeland. Su questo, sulle espressioni indecifrabili di Damian Lewis e sul mento tremolante di Claire Danes. Perché il bello di Homeland è la creazione di non uno, ma due protagonisti ottimi, lontani anni luce da stereotipi e piattezze. Nicholas Brody è continuamente diviso tra rabbia istintiva per la situazione in cui si trova e la volontà di mettersi tutto alle spalle. Allo stesso modo, Carrie Mathison vaga da un nervosismo ai limiti della sociopatia alla cieca lucidità di chi capisce tutto prima di chiunque altro. Mentre l’indagine e la trama avanzano, è sui loro alti e bassi che si regge l’intera baracca, senza stanchezze o affanni. Ma questa è solo la prima faccia di Homeland, quella che è destinata a cambiare dopo una decina di puntate.09-homeland-season-3Questa infatti è una serie che ha fatto degli sconvolgimenti totali uno dei suoi lait motiv. Qui si cambia direzione come si cambiano le mutande, si consumano svolte narrative con la rapidità dei kleenex. Homeland rischia tutto e rischia bene più di una volta, lasciando come unica costante il rapporto tra Carrie e Brody, con la consapevolezza di avere dalla sua parte due protagonisti di spessore per cui solo il fatto di stare nella stessa stanza implica l’attivazione di così tante variabili da lasciare ogni spettatore inerme di fronte ai possibili sviluppi della trama orizzontale.ijeijdeIn Homeland caos e strategica concatenazione degli eventi lavorano insieme per tenerci incollati alla poltrona, ma buona parte della tensione della serie risiede anche nella capacità di suggerirci sentimenti contrastanti verso i suoi personaggi: un attimo prima ci troviamo a deprecare Brody per le sue scenate e quello dopo vorremmo abbracciarlo, ci stufiamo della sconsideratezza di Carrie, ma finiamo per urlare a gran voce quando grazie a lei arriviamo a una svolta cruciale, adoriamo la compostezza e la cazzutaggine di Saul ma vorremmo tirargli due sberle quando non riesce a tenere a bada una pazza che sembra solo mettere a rischio la sua carriera. Ma soprattutto, puntata dopo puntata, inizia a essere sempre più chiaro che non possiamo mai davvero sapere chi sono i buoni e chi i cattivi. Quale bomba fa più danno, quella che annienta un’intera scuola di bambini iracheni o quella che colpisce 200 agenti valorosi a tradimento? Quanto è giusto compiere un omicidio per ripulirsi la coscienza da un altro omicidio?HLPer il fatto di porsi questi e tanti altri interrogativi Homeland è davvero un’ottima serie, una serie pluripremiata, ritmata e così ben scritta che procede spedita per due intere stagioni. Poi arriva la terza stagione e Homeland cambia ancora, diventa altro. Per alcuni versi rimpicciolisce, per altri si amplia, riprende fiato nelle ultime tre puntate e si gonfia così tanto da mettere in mostra davvero il meglio di sé. Si gonfia fino a scoppiare, ma facendo scintille, come un fuoco d’artificio. La serie che ha fatto del cambio di rotta il suo maggior pregio, cambia un’altra volta, e come non ti saresti mai immaginato. Con la fine della terza stagione Homeland non è più Homeland. Sì, ci sarà una quarta stagione in arrivo, ma quella sarà un’altra cosa. Un Homeland – parte seconda, un Homeland 2.0. E si sa, per quanto si speri, i sequel non sono mai belli come l’originale.

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