Go On

S1GO-CartazOk, diciamolo subito. A qualche settimana dalla conclusione della sua prima stagione, Go On è stata appena cancellata dalla NBC. Si tratta di una decisione insensata? Non del tutto. Ne sentiremo terribilmente la mancanza? Probabilmente no. Potresti quasi fare a meno di guardarla che tanto nessuno te la tirerà mai fuori come esempio di serie che gli è piaciuta così tanto che “quegli stronzi boriosi interessati solo al numero non hanno capito un cazzo”? Direi proprio di sì. E quindi? E quindi è una serie con il sempre amatissimo Chandler. Creata da uno (Scott Siveri) che a suo tempo scrisse anche per Friends. Una comedy che, nonostante non crei nulla di nuovo, riesce sia a far sorridere sia un po’ a commuovere (qualche volta eh, ma ci riesce). Come posso non consigliartela ugualmente?Go-On-NBC-Theres-No-Ryan-in-Team-Episode-3-7-550x366Senza contare poi che si tratta di una ventina di episodi quasi sempre autoconclusivi, da 20 minuti ciascuno. Una robetta che la puoi buttare lì, tra una puntata di Mad Men e l’altra, giusto per distendere l’atmosfera e riprendere il fiato. Con Matthew Perry che fa quello che sa fare meglio: il cinico e sarcastico esibizionista imbranatone che però sa anche farti tirare fuori qualche serio “awww” quando ci si mette. E poi c’è l’idea iniziale, che diciamolo, cominciare una comedy col presupposto di un lutto non è cosa da tutti.UntitledPerché “Go on” (andare avanti) altro non è che la filosofia del protagonista nei confronti della morte dell’adorata moglie, il vero e unico amore della sua vita. Ryan King (Matthew Perry), famoso intrattenitore sportivo, decide infatti di affrontare lo sconforto pensando ad altro, facendo sport, uscendo e, soprattutto, tornando a lavoro dopo un mese dalla morte dell’amata Janie (Christine Woods). Peccato che il suo capo nonché migliore amico, Steven (John Cho), sia convinto che non sia questo il modo migliore per superare la perdita e gli impone di frequentare almeno dieci incontri con un gruppo di supporto prima di riprendere la sua trasmissione radiofonica.Go On - Season PilotOvviamente quello in cui incapperà non sarà un gruppo di persone qualunque, ma una vera sinfonia di casi umani in cui sarà possibile trovare di tutto: da George (Bill Cobbs) vecchio e cieco ma con tanta vitalità e grandiosi aneddoti, ad Annie (Julie White), lesbica piena di rabbia per la scomparsa della compagna, da Owen (Tyler James Williams), adolescente introverso con il fratello in coma, a Yolanda (Suzy Nakamura), pedante e noiosa prima della classe odiata da tutti, fino ad arrivare a Fausta (Tonita Castro), buffa e cattivissima signora messicana, Sonia (Sarah Baker), grassoccia gattara in lutto per la morte del proprio micio e mister K (Brett Gelman), misterioso e inquietante individuo dalle capacità poliedriche. Un bel gruppo eterogeneo insomma, in cui non si salva neanche Lauren (Laura Benanti), la stessa terapista, promossa a leader di conforto dove essere stata rifiutata come consulente Weight Watchers.

go_on_nbc_still_a_lLa presentazione di tutti avviene nel modo più stravagante: attraverso una competizione inventata cinicamente da Ryan alla prima seduta per stabilire chi ha subito il dolore più grande. Da qui in poi la storia si scrive da sola: Ryan inizialmente farà trasparire il suo scetticismo verso tutte quelle esternazioni viste come un semplice “piangersi addosso”, per poi cominciare a diventare sempre più dipendente dall’insieme di stramboidi, tanto da interpellarli e coinvolgerli in qualunque aspetto della sua vita.Untitled33In soldoni? Ti sembrerà quasi per scambiare mister K per Ross e Fausta per Phoebe, perché Ryan King non è altro che la versione invecchiata di Chandler Bing, con le sue battute fuori luogo, il suo lasciarsi prendere dal panico e fare cose insensate nelle situazioni più inappropriate, le sue espressioni buffe, il suo gesticolare senza freni e i suoi sorrisini con le mani in tasca per suggellare un momento emozionale. Ma te l’avevo già detto che non è certo l’originalità il punto di forza di questa serie. Lo sono la sua tenerezza, la sua voluta familiarità, le sue battute facili che ti fanno ridere senza troppi sforzi. Poi ovviamente ci sono i difetti, che, oh, ci sarà pure stato un motivo se gli ascolti non erano proprio da serie dell’anno. A parte l’eccessivo buonismo, dico. Che si sa, l’abbraccio ripetuto dopo un po’ fa storcere il naso. Soprattutto se non ti lavi le ascelle.go-on-matthew-perry-and-cat

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