House of cards

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Ci sono serie che sulla carta sono una figata, ma poi non funzionano proprio. Altre che vengono pompate come l’evento televisivo dell’anno e già alla seconda puntata cominci a chiederti: “Ok no, davvero, che è sta roba?” Sì, The following, ce l’ho con te. Altre ancora che non le conosce nessuno, ci arrivi per caso e subito non ne puoi più fare a meno. House of cards invece fa categoria a sé: un’idea interessante, fortissime aspettative, grandi interpretazioni, realizzazione impeccabile e curiosità crescente. Insomma, uno di quei miracoli televisivi che capitano una volta ogni quattro anni, tipo mandato presidenziale appunto. Che poi qui il termine “televisivo” è quantomeno usato in maniera impropria. House of cards è infatti un prodotto Netflix, quella che fino a ieri non era altro che una piattaforma di noleggio e streaming on demand, che un bel giorno si sveglia e acquista per 100 milioni di dollari i diritti per la produzione di una serie di cui decide di mettere online la prima stagione nella sua interezza in un’unica data. 13 episodi inediti disponibili per la prima volta tutti insieme. Che per chi è abituato ai recuperoni seriali non sarà questa gran notizia, ma di fatto sconvolge il concetto stesso di serialità televisiva, fatto di attese cadenzate e fidelizzazione nel tempo. Una rivoluzione insomma, che per attuarsi ha bisogno di spingere su un prodotto di qualità assicurata e nomi di un certo livello.20346799Ecco quindi che si prende una miniserie della BBC a sua volta adattata da un romanzo di Michael Doddbs, la si fa riscrivere a Beau Willimont, uno che ha nel suo curriculum Le idi di Marzo, e la si mette nelle mani (almeno per l’impronta iniziale) di David Fincher con l’aiuto di Kevin Spacey, il quale tra l’altro viene selezionato fin da subito come il protagonista perfetto. E se tutto ciò non bastasse, si chiama anche una dea come Robin Wright al suo fianco. Poteva non nascerne una serie grandiosa? Eccome, ma te l’ho già detto: House of cards è l’eccezione che conferma la regola.house-of-cards-season-1Il tema è il sempre scottante retroscena della politica americana. Entriamo nelle stanze della Casa Bianca, ma ancora di più dentro gli ingranaggi che ne regolano le dinamiche, accompagnati per mano da Frank Underwood (Kevin Spacey), rispettato e temuto deputato sempre in prima linea nelle decisioni politiche più importanti, le cui decisiva influenza e capacità di negoziazione hanno avuto ruolo determinante per l’insediamento del Presidente neoeletto e del suo entourage. Frank ci viene presentato mentre si precipita, guardia del corpo al seguito, a soccorrere il cane dei vicini appena investito da un pirata della strada di fronte casa. Lo vediamo preoccuparsi, amareggiarsi e dispiacersi nel profondo quando diventa chiaro che la povera bestia sta soffrendo le pene dell’inferno. Allo stesso modo, lo vediamo glaciale quando punta il suo sguardo su di noi e strangola il cane spiegandoci che odia le sofferenze inutili. Questo è Frank Underwood: un uomo determinato, cinicamente spietato e privo di morale, tanto rassicurante ed empatico all’esterno, quanto manipolatore e capace di azioni ignobili se solo le ritiene utilmente giuste. 01HOUSE_SPAN-superJumboMa soprattutto Frank Underwood è l’uomo a cui il Presidente degli Stati uniti aveva promesso una poltrona di prestigio per poi rimangiarsi tutto una volta conquistato il mandato. Che io lo so che Kevin Spacey s’è invecchiato, imbolsito e tutto, ma stiamo sempre parlando di Keyser Söze, mica me lo puoi far incazzare così aggratis. E infatti eccolo Frank Underwood che, dopo aver incassato il colpo con savoir faire, si prende una notte intera per progettare il piano che gli permetterà di vendicarsi, una tela intricata che si dipanerà puntata dopo puntata, in maniera subdola e magistrale, davanti ai nostri occhi e non risparmierà nessuno. Netflix House of CardsBasta conoscere esattamente quali ingranaggi oliare, quali pezzi muovere, quali fili tranciare, perché Washington è questa: una gigantesca bomba a orologeria che solo una mano esperta può maneggiare a dovere. Il rischio di saltare in aria è alto e costantemente in agguato. Ma Frank Underwood conosce i punti deboli e le capacità di tutte le forze in gioco e, aiutato da una giovane cronista d’assalto (Kate Mara) pronta a tutto pur di far carriera, non esiterà ad usarli per raggiungere il suo scopo.picture-of-kevin-spacey-and-kate-mara-in-house-of-cards-large-pictureAl suo fianco, una Lady Macbeth di tutto rispetto: Claire (Robin Wright), raggiante e posata First Lady, pronta a condividere con il marito amore, soldi, potere, ma anche cinismo, glacialità e perversioni in un’affinità elettiva quasi totale che tende al raggiungimento di una condizione più unica che rara: una vita mai noiosa. Ma Robin Wright non si ferma qui e con il passare del tempo riesce a dipingere con straordinaria perfezione la figura di una donna sempre più sfaccettata, proprio come gli origami con cui lei stessa finisce per ossessionarsi. Claire si pone nei confronti di Frank esattamente come noi: ne condivide il gioco da un punto di vista esclusivamente intellettuale, ma non ha paura di tirarsi indietro o addirittura sferrare un colpo basso quando non ne condivide le scelte.

hoc1Nel frattempo noi assistiamo a tutto questo guidati dalla complicità di Frank che continua a rivolgere lo sguardo direttamente in camera per svelarci retroscena, confidarci tattiche e dimostrare la propria superiorità intellettuale rispetto ai vari antagonisti. Il carisma di Kevin Spacey ci annichilisce e ci conquista e, tra i tanti burattini che si trova a dirigere, anche noi finiamo per interpretare il ruolo che lui stesso a deciso per noi: siamo le sue groupies, il pubblico chiamato ad applaudire la sua vittoria e, davvero, non potremmo essere più entusiasti nel farlo.house-of-cards

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2 thoughts on “House of cards

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