Les Revenants

les_revenantsOra ci si mettono anche i francesi. Tu già sei lì che fatichi a trovare scuse convincenti per ritardare gli appuntamenti di cene e aperitivi o per giustificare perché il weekend non ti fai mai sentire. Tutto pur di riuscire a stare dietro alle dodici serie fisse che già segui senza rinunciare però a quell’ultima novità UK di cui hai letto in giro solo commenti entusiasti, che d’un tratto arrivano questi che fino a ieri non avevano saputo cagar fuori di meglio che Primi Baci e ti piazzano lì otto episodi di quella che già viene descritta dai più lanciati come la nuova Twin Peaks, e per l’ennesima volta ti tocca rimandare quel giro in mountain bike che ti eri tanto riproposta di fare come inizio ufficiale della tua “rimise en forme” in vista della bella stagione. Che bisogna pur sacrificarsi per la causa. Quindi, ti armi di sottotitoli (che va bene che il francese l’hai studiato alle medie ed eri pure bravina, ma adesso non montiamoci la testa), soffochi il vago senso di pregiudizio nazionalista che ti monta a priori quando decidi di approcciarti a qualunque cosa non commestibile venga prodotta dai quegli arroganti rosiconi con la r moscia d’oltralpe e nel giro di pochi secondi vieni catturata dall’ipnotica musica dei Mogwi che accompagna i titoli di testa di Les Revenants.

LES REVENANTSGià dalla sigla facciamo conoscenza con il teatro degli eventi: un paesino di montagna delle Alpi francesi, senza nome perché incarnazione di mille altri paesotti che esistono al mondo, dove c’è una piazza principale che ospita negozi e servizi, una zona più residenziale con le villette, un’altra più popolare, formata da palazzi anonimi divisi in mini appartamenti e l’unico pub della zona dove si riversano tutti i ragazzi annoiati della città. Un’ambientazione che funge da pilastro portante allo svolgimento della storia perché incentrata attorno a un luogo che sembra isolato per sua stessa natura, separato dal resto del mondo da una diga che senza alcuna ragione evidenziabile inizia a non contenere più l’acqua.

the_lake_pub_-_les_revenantsMa non è questo il mistero più grosso di Les Revenants, bensì i ritornati stessi. Persone morte da 3, 4, 10 o 35 anni che d’un tratto ricominciano a tornare a casa, ignare della propria funesta fine e del tempo passato, desiderose solo di continuare la propria vita come la conoscono. E ok che gli americani ti hanno abituato a masse informi di carne in putrefazione cadente, ma qua il linguaggio è un altro: si parla di resurrezione, di miracolo, di seconda possibilità. Qui i morti stanno benissimo: non sono invecchiati di un minuto, lamentano un forte appetito ma tutto ciò che bramano è l’amore dei propri cari. Sono quest’ultimi in realtà a passarsela male, costretti di colpo a fare i conti con un lutto che non hanno mai davvero superato e l’assurdo, inspiegabile quanto agognato ritorno delle persone che hanno così disperatamente pianto. Perché la vita, egoista e frettolosa, è andata avanti per tutti, tranne che per i morti.

les_revenants_dblargÈ così che Camille (Yara Pilartz), morta a 15 anni in un incidente con tutta la sua classe, si ritrova ad affrontare non solo il matrimonio finito dei suoi genitori e l’incomunicabilità con la propria sorella gemella (Jenna Thiam), ormai maggiorenne e problematica, che si rifiuta di accettarla, ma anche le accuse della comunità intera di genitori afflitti che non si capacita del suo ritorno in solitaria. Simon (Pierre Perrier), promesso sposo morto proprio nel giorno del suo matrimonio, è costretto a vedere la sua fidanzata (Clotilde Hesme) e la figlia che non ha mai conosciuto iniziare una nuova vita con un altro uomo. Victor (Swann Nambotin), bambino misterioso e inquietante che nessuno conosce, si rifugia tra le braccia di Julie (Cèline Sallette), dottoressa di poche parole, parecchi problemi relazionali e un grosso trauma alle spalle, mentre Serge (Guillame Gouix), psicopatico omicida a cui piace mangiare il fegato delle proprie vittime, riprende tranquillamente a uccidere.

LES REVENANTSLa sospensione del tempo e delle emozioni, interrotta all’improvviso da un brusco riavvio, è il motore della storia, attraversata da drammi, miracolismi, diffidenza, l’impossibilità dei ritornati di riprendere dal punto in cui si erano fermati, la condanna a essere come fantasmi che rompono fragili equilibri post-lutto.

les revAl ritorno dei morti però si accompagna la minaccia ben più grande di quella diga che già in passato si è rivelata incapace di proteggere il paese. La sensazione di disastro imminente incombe, infatti, su tutti gli episodi, e avvolge le storie personali fino ad accumunarle e travolgerle. Il risultato sono otto puntate senza mai cadute di tensione in cui è possibile trovare componenti di varia natura: dal dramma al mistery, dal thriller all’horror puro, fino ad un finale di stagione che (già te lo dico) lascia ben più di una questione irrisolta, ma anche il fiato sospeso e crea il presupposto per una svolta in cui tutto è possibile.

LES REVENANTSMa Les revenants è anche bello da guardare: un prodotto ipnotico, visivamente suggestivo e costruito secondo canoni estetici prettamente e orgogliosamente europei, con belle performance attoriali che rendono vivido ogni personaggio e la sua piccola storia. Uno show televisivo di così alto livello che stanno già preparando un remake inglese. Ma ormai è troppo tardi e stavolta tocca dirlo: Francia, chapeau.

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