American Horror Story – Asylum

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In principio fu la casa maledetta. Arrivava l’allegra famiglia felice, si scoperchiavano segreti, si inanellavano omicidi e nuove anime andavano via via a ingrossare le fila dei fantasmi infestanti. Tra tute di latex e porno cameriere il più delle volte ce la siamo anche spassata. Poi però si è trattato di trovare il bandolo di una matassa un po’ troppo ingarbugliata e il caro Murphy ha pensato di far finire tutto a tarallucci e vino nel segno della buona vecchia assoluzione natalizia con tanto di albero da addobbare. Fortunatamente, Asylum è un’altra cosa. In questo secondo capitolo, si cambia storia, località e tempo, anche se gli attori rimangono quasi gli stessi. D’altronde lo scopo di questa serie è sempre stato quello di raccontare non una singola storia, ma le depravazioni, le atmosfere e gli espedienti narrativi dell’universo horror utilizzando quelli che sono i grandi cliché dei film dell’orrore americani. In questo caso specifico si parte da un manicomio, il Briarcliff, che negli anni Sessanta ospitò numerosi pazienti e mise alla prova la loro sopportazione con trattamenti ai limiti del sadismo.cast-of-american-horror-story-asylumA capo della struttura c’è Sister Jude (Jessica Lange) spietata direttrice che, con la benedizione del monsignor Howard (Joseph Fiennes), non si fa scrupoli di punire e assoggettare chi non rispetta le regole. Tra le sue grinfie arriveranno le vittime perfette: Kit Walker (Evan Peters) accusato di aver ucciso la moglie ma anche di essere Bloody Face, spietato serial killer che si diletta a scuoiare le donne, e Lana Winters (Sara Paulson), intraprendente giornalista in cerca di uno scoop sul caso, che finisce presto per diventare essa stessa paziente dell’istituto, scoprendo così le barbarie che vengono giornalmente perpetrate nell’indifferenza più totale.American Horror Story AsylumPerché Briarcliff è anche il luogo dove il dottor Arden (James Cromwell), folle chirurgo con passato nazista, compie i suoi esperimenti segreti sui pazienti trasformandoli in creature mostruose per un progetto di cui neanche la direttrice è a conoscenza. Lo fa aiutato dalla dolce suor Mary Eunice (Lily Rabe), anima tanto candida da non riuscire a vedere il male neanche davanti ai propri occhi e costretta quindi, per contrappasso, a ospitarlo nella sua forma più assoluta.482Ma Briarcliff è soprattutto un crocevia di disperata rassegnazione, un luogo perduto dove non esiste luce, speranza, né scorrere del tempo. I suoi ospiti, assassini, ninfomani, psicopatici, macrocefali o semplicemente schizzati, sono destinati a galleggiare ad libitum nel tormento dei propri pensieri, accompagnati da una nenia che non ha mai fine, nell’attesa che venga finalmente la morte a liberarli. D’altronde, prova a sentirti tu Dominique per 12h di seguito e poi dimmi se non ti parte il cervello. American-Horror-Story-Asylum-2.07-Dark-Cousin.mkv_snapshot_14.38_2012.12.03_22.44.26Ma il tema della follia non è l’unico toccato da Asylum: si parla di fantascienza, con un’intera (e forse un po’ gratuita) storyline aliena, di possessioni ed esorcismi, di sadismo, perversioni, bambini inquietanti e crimini contro l’umanità. C’è pure l’incursione di Anna Frank. Il tutto ovviamente trattato alla maniera di Murphy, che qui, più che in Murder House, sembra indirizzare secondo precise linee guida la propria propensione all’eccesso, perfino riconducendo il tutto a un epilogo più che dignitoso.
ahs2Il risultato è un racconto aberrante e senza respiro che dà voce alle più profonde paure umane, stravolgendo le premesse iniziali in poco meno di un attimo. Le vittime diventano carnefici, il bene si trasforma in male, con l’unica certezza che nessuno è al sicuro, specialmente da se stesso. Un racconto che trova voce in caratterizzazioni femminili coralmente forti, che non si piegano né davanti alle difficoltà né dinanzi all’imposizione maschia tanto propagandata dagli anni ’60. Che Murphy volesse far passare neanche troppo velatamente un messaggio super femminista? Di sicuro trova manforte nella sempre magistrale interpretazione della Lange, che finalmente gode (e noi con lei) del suo momento di protagonismo. Grandi ovazioni però anche per quella grande scoperta che è Lily Rabe: dopo una manciata di puntate a far l’ingenua cuoricina la vediamo cantare a squarciagola in rossa sottoveste You don’t know me rivolta al crocifisso. In tempi di conclave, mai scena fu più memorabile.2-American-Horror-Story-Asylum

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