Black Mirror

49441146990746287072_thumb-200x300Ops, they did it again! Dopo Sherlock, Luther, Misfits e Downton Abbey, un’altra serie inglese. Un altro prodotto impeccabile che ha fatto impazzire chiunque l’abbia visto e che devi recuperare assolutamente. Anche se in realtà questa è una mini serie atipica. Tre episodi, pure slegati tra loro. Perché gli inglesi sono così: con solo tre puntate riscrivono le regole del genere seriale, confezionano un bel pacchettino e lo mandano ai colleghi americani con un biglietto che dice “STACCE”. E a quelli, dopo aver buttato gli ennesimi cinque pilot tutti uguali o aver finito la lista di attori da far morire per aumentare l’audience, non resta altro che tentare la rincorsa mettendo insieme alla bell’e meglio una simil copia fatta male dello show in questione (chi ha detto Elementary?) e contare fino a dieci aspettando che chiuda.

Ma torniamo a Black Mirror. Una mini serie, dicevamo. Tre episodi distinti per esprimere un’unica grande preoccupazione: quella che affidarsi troppo alla tecnologia sia davvero una pessima idea. Come fa giustamente notare il suo creatore, quel Charlie Brooker rinomato giornalista british, già presentatore di diversi show di mediacritica televisiva: “ne troverete uno su ogni muro, ogni scrivania, nel palmo di ogni mano: il freddo, brillante schermo di una tv, di un monitor, di uno smartphone”. Insomma, siamo prigionieri e neanche ce ne rendiamo conto. Influenzati continuamente da opinioni non richieste che ci bombardano 24 ore su 24. Siamo in costante balia di social network, avatar, status e bonus. La notifica che illumina il telefonino è il nostro ammazzalavecchia personale, irresistibile quanto una lucina danzante per un gatto, ammaliante più della voce di una sirena. Certo, le nostre possibilità di comunicazione sono infinite, ma a che prezzo?

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A questo interrogativo provano a rispondere singolarmente questi tre corti, mettendoci di fronte a situazioni, sistemi e distopie che, in modi differenti, spingono al massimo l’interconnessione tra società e innovazione tecnologica.

In The National Anthem, il Regno Unito è svegliato da una notizia shock: la principessa Susannah, membro tanto adorato quanto fittizio della famiglia reale inglese (solo io ci ho rivisto Kate Middleton?), è stata rapita. L’unica condizione per il suo rilascio prevede che il Primo Ministro abbia un rapporto sessuale con un maiale in diretta TV. Sì, deve proprio scoparsi una scrofa. Maniaco arrivato a questo post per direttissima, buongiorno anche a te. Come se non bastasse, il video della richiesta viene caricato su Youtube quindi, nonostante i tentativi di discrezione, la rapidità di internet fa il suo corso così che in poco meno di un paio d’ore tutto il mondo si mette a dire la propria sulla questione, finendo per intervenire per forza di cose nella risoluzione finale.

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In 15 Millions of Merits  ci viene prospettato un inquietante futuro possibile della nostra società, dove la gente pedala per fornire energia al mondo, ma soprattutto per accumulare punti con cui comprarsi ogni genere di bene e servizio, dal dentifricio ai film porno. In questo scenario alienante e consumista, in cui i cittadini vivono internati tra grandi schermi lontani dalla luce del sole, l’unica distrazione risiede nei talent show, che promettono una vita differente in superficie. Ma davvero X Factor è la salvezza da ogni male? I due protagonisti ci metteranno poco a scoprirlo e tu, se già prima non sopportavi Simona Ventura, ora non riuscirai più a guardare in faccia neanche Elio.

Black Mirror 3 - 2 epIn The Entire History Of You, l’ultimo e per quanto mi riguarda più disturbante episodio, abbiamo nuovamente una società alterata, in cui le persone comuni hanno tutte un hard disk impiantato nel cervello grazie al quale possono rivivere in dettaglio i propri ricordi e trasmetterli alla tv di casa per rivederli anche in compagnia. Né più né meno che un avanzato Facebook cerebrale quindi. E come già succede a volte con quello attuale, anche la versione upgrade si rivela come uno strumento pericoloso capace di alimentare in modo perverso le personalità più insicure. Immagina di poter verificare all’infinito la direzione dello sguardo del tuo lui a ogni minigonna passante, di poter studiare l’espressione del tuo intervistatore a quel colloquio in cui speravi tanto, di rivalutare lo scambio di battute avuto con uno sconosciuto cinque minuti prima. Immagina la perversa e frustrante possibilità di smascherare ogni bugia. Chi ti potrebbe mai salvare da te stesso?

black-mirror-entire-history-of-you-jodie-whittaker-toby-kebbellQuesto è Black Mirror: una finestra aperta sul nichilismo della società di oggi, sul cinismo che riempie i media, sull’alienazione dei mezzi d’informazione, sui format disturbati e disturbanti come i reality, sul consumismo, sull’emulazione e sulla manipolazione di massa. Una critica, forse. Più probabilmente una considerazione: non abbiamo alcuna possibilità di salvarci.117u351

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