Dexter

Prima o poi tutti quanti arrivano a Dexter. Che tu sia un irrefrenabile appassionato di serie tv o un più pacato spettatore saltuario, prima o poi qualcuno ti parlerà di questa serie, tu proverai a guardare la prima stagione e ne rimarrai folgorato. Sì perché i primi dodici episodi di Dexter sono da 10 pieno, senza se e senza ma.

Innanzitutto l’idea. Dexter Morgan (Michael C. Hall) è un ematologo della scientifica di Miami. Studia le macchie di sangue trovate sulla scena del crimine per ricostruire gli eventi e aiutare la polizia a catturare il colpevole. È molto bravo nel suo lavoro. Ma Dexter è anche un serial killer ed è molto bravo anche in questo di lavoro. È metodico. Accurato. Perfezionista. E ha un codice: uccide solo altri serial killer. Si può dire senza ombra di dubbio che nel ripulire la città dalla feccia sia molto più efficiente della stessa polizia. Un uomo capace di assicurare sempre un lavoro ben fatto e pure socialmente utile, cosa pretendere di più?

Da qui la spinosa questione: com’è possibile amare un protagonista che per diletto lega la gente al tavolo prima di tagliuzzarla peggio di un macellaio e gettarla nell’oceano? Per giustificare noi teneri spettatori timorosi di Dio, i gentili autori hanno dotato il loro personaggio non solo di un lacrimevole e traumatizzante passato con tanto di madre morta ammazzata, ma anche di una coscienza parlante con le fattezze del defunto padre adottivo nonché onorato poliziotto (James Remar). È lui che riconosce l’irrefrenabile desiderio omicida in un Dexter ancora fanciullo ed è sempre lui che, invece di rinchiuderlo in un istituto per futuri maniaci omicidi, gli insegna a canalizzare il proprio istinto a favore di una buona causa: uccidere i criminali più pericolosi.

Grazie a questa trovata Dexter non è più un animale desideroso di sangue, ma un giustiziere combattuto che prima di mettersi all’inseguimento della preda si spara insieme a noi il suo bel carico di pippe mentali. Se questo non dovesse bastare a farci vedere Dex come un bravo ragazzo ci sono sempre Debra (Jennifer Carpenter), la tenace e sboccata sorellastra, così profondamente fragile da vedere nell’uniforme l’unico modo per seguire le orme di quel padre tanto preso dal fratello, e Rita (Julie Benz), la fidanzata bionda e sempliciotta, tanto facile da ingannare quanto importante per tenere Dexter ancorato al suo lato umano.

Ma Dexter nei panni del compagno responsabile e del fratellone accorato non è che ci stia proprio a suo agio. L’abitudine a trucidare uomini a mente fredda tende a far sviluppare un certo distacco, si sa, quindi è normale aspettarci che il nostro caro omino pecchi di sensibilità e tatto nelle situazioni più delicate. La cosa dà spesso vita a involontarie gag in cui tu, fortunato spettatore onnisciente, puoi ascoltare i suoi pensieri dare voce alla parte più cinica e spietata che le convenzioni sociali tendono a sedare. Ah, se ci si potesse appellare più spesso alla scusa di un dark passenger!

Comunque, nonostante la sua palese inadeguatezza nei rapporti umani, la mimetizzazione di Dexter viene così ben portata a termine che nel giro di poche puntate ti trovi a fare il tifo per lui, a preoccuparti che copra bene le sue tracce, a trasalire quando qualcuno sembra fiutare qualcosa. Fortuna che la polizia di Miami sembri aver scelto i propri agenti ai casting di Scemo e più Scemo. Insomma, da serial killer Dexter si trasforma in un fichissimo supereroe. E che gusto c’è ad avere l’action figure di Batman se non hai un cazzutissimo Joker con cui farlo scontrare?

Il segreto dietro alla fortuna o meno delle attuali sette stagioni di Dexter sta, infatti, tutto in due parole: BIG BADS. È grazie al Killer del Camion Frigo se la prima stagione è universalmente riconosciuta come la migliore tra tutte. È solo per la figura di Trinity che la quarta la segue a ruota. È vero, lo sviluppo della serie segue un intreccio sicuramente più complesso del semplice “protagonista contrapposto ad antagonista”, ma la legge dei fan parla chiaro: dammi un vero cattivo da temere e ti ripagherò con la mia stima imperitura. Purtroppo su questo versante gli autori hanno fatto degli scivoloni non da poco: Miguel Prado e il più recente Doomsday Killer sono ferite ancora aperte, ma gli ultimi secondi della sesta stagione ci hanno insegnato che si può sempre rimediare ai propri errori.

La settima stagione, ora in programmazione, è ancora all’inizio ma dà finalmente ragione a chi di noi non ha deciso di mollare tutto e farsi una vita esplorando in modo più profondo il rapporto dei due personaggi per i quali è sempre valsa la pena continuare a fissare lo schermo: Dexter e Debra.
Lo spoiler è praticamente dietro l’angolo quindi mi fermo qui. Tranquillo, per cominciare a collezionare vetrini ci sarà sempre tempo.

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