The Big C

Esistono anche loro, le serie commoventi. E con commoventi non intendo la teatrale disperazione di Carrie che viene lasciata all’altare da Big. Come se ognuna di voi, signore là fuori, non avesse pensato in cuor suo “ti sta bene, cozza ubriaca, così impari a mollare quella caramella gommosa di Aidan per ben due volte!”. E non c’entra niente la scelta di campo per quanto riguarda la tifoseria dell’uno o dell’altro manzo. Ci sono cose che non si fanno, perdio. No, per commoventi intendo quelle scene che ti inducono senza pietà alla lacrima facile. Quelle che senza neanche un minimo di impegno ti aprono la gola in due, ti strappano l’epiglottide e la usano per tirarti schicchere sul cuore finché i tuoi condotti lacrimali non sono completamente disidratati. Perché è inutile prenderci in giro: The Big C è una di quelle serie che ti farà piangere copiosamente sul divano come non ti succedeva dall’incatenamento della madre di Dumbo. D’altronde il soggetto di partenza non è uno dei più allegri: Cathy Jamison (Laura Linney) è un’insegnante quarantenne e madre di famiglia che da un giorno all’altro scopre di essere affetta da un cancro al quarto stadio, ma invece di tentare il tutto e per tutto per sconfiggerlo, decide di tenerlo segreto e conviverci cercando di sfruttare al massimo il tempo rimastole.

Ora che conosci la trama potresti sicuramente chiedermi “ma perché qualcuno che non è morbosamente appassionato di drammi e casi umani e non è neanche stato appena lasciato all’altare dovrebbe decidere spontaneamente di riempire il suo tempo con una serie deprimente che sa già che lo farà piangere dalla mattina alla sera?” Giusta osservazione. Permettimi quindi di precisare: the Big C è una serie commovente, ma non ha niente di triste o deprimente. In realtà si pone come dramedy, ovvero quella specie di ibrido in cui commedia e drama si trovano a scambiarsi di posto scena dopo scena e battuta dopo battuta. In realtà the Big C è piena zeppa di momenti ironici, scene comiche e battute di spirito. La stessa Cathy decide di voltare le spalle alla disperazione e allo sconforto e abbracciare il meglio della vita, senza rinunciare a niente.

Cathy inizia finalmente a ridere, e ridere di gusto. Non soddisfatta delle attenzioni del marito si fa un amante, bello, creativo e nero (Idris Elba). Non contenta del comportamento puerile e scansafatiche del figlio, lo riavvicina a sé, inizia a conoscerlo meglio, a trascinarlo nella sua vita di ogni giorno. Stringe nuove grandi amicizie. Si butta senza paura in desiderate attività. Si toglie ogni sfizio possibile, in barba alla vecchia se stessa frustrata e perbenista. E una volta che Cathy prende in mano la sua vita, questa comincia a cambiare. Il marito bambinone (Oliver Platt) si scopre capace di essere un compagno complice e forte, il figlio adolescente (Gabriel Basso) che prenderesti a schiaffi dalla mattina alla sera si responsabilizza, il fratello strano (John Benjamin Hickei) ritorna a prendere le sue medicine e la vecchia vicina bisbetica (Phillys Sommerville) che aspettava solo di morire diventa un’amica fidata. Ma ovviamente questo non è uno show tutto rose e fiori e il grande cancro di Cathy è dietro l’angolo che aspetta.

Nella mente degli sceneggiatori la serie si espande, infatti, lungo un arco di cinque stagioni, pari alle cinque fasi dell’elaborazione del dolore. Finora ne sono state trasmesse tre: negazione, rabbia e contrattazione, in cui, rispettivamente, Cathy nasconde il cancro, inizia a combattere seriamente la malattia e dopo una prima fase vittoriosa si permette di tornare a pensare al futuro. Tre stagioni che hanno saputo gestire splendidamente sia la parte comedy che quella drama piazzando qua e là rivelazioni commoventi, morti improvvise e monologhi ispirativi.

Il merito della buona riuscita di una serie difficile come The Big C va però senza dubbio alla sua protagonista, una Laura Linney tanto toccante e struggente nella parte drama quanto divertente e paradossale in quella comedy, capace di mettere oltre cento sfumature di emozione in un solo sorriso. È infatti per la donna forte, ironica, tenera, buona e cazzuta che lei dipinge puntata dopo puntata che ci ritroviamo, di tanto in tanto, a piangere sommessamente sul cuscino. Perché una donna così non può morire. Già ha avuto la sfiga di avere quel figlio demente!

Ma poi morirà davvero? Questo non si sa. Quello che è certo è che The Big C è un grande one lady show e quella di Cathy Jamison è un’interpretazione straordinaria che non poteva che valere alla Linney un meritatissimo Golden Globe. Anche perché, diciamolo, se non ti danno un premio quando riesci a far sorridere del cancro non so per quale altro motivo te lo debbano mai dare.

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