2 Broke Girls

È luglio. Non hai proprio voglia di metterti lì a seguire una serie impegnata. I drama a luglio li lasci un po’ da parte. Certo, poi la HBO ti sforna la nuova creatura di Aaron Sorkin e che fai? Non ce lo butti un occhietto? Ma questa è l’eccezione. Anche per il tuo recuperone di stagione preferisci prodotti poco raffinati: True Blood, Pretty Little Liars, Raising Hope. Roba che ti vergogni pure un po’ eh. Con la terza stagione completa di Breaking Bad che attende mesta nel pc che le temperature non richiamino troppo quelle del deserto del New Mexico. Che ok la metavisione, però.

A luglio hai voglia di premesse semplici, di puntate da venti minuti scarsi, di personaggi che puoi descrivere in due parole e set che sfiorano l’imbarazzante. È tutto questo lo puoi trovare facile facile in 2 Broke Girls. Accompagnato da una bella capiente dose di battute politicamente scorrette e risate preregistrate. Come tornare indietro di vent’anni lasciando a casa il perbenismo.

Le due girls del titolo sono Max Black (Kat Dennings) e Caroline Channing (Beth Behrs) entrambe povere in canna, ma per diversi motivi. Max lo è da una vita e si arrabatta facendo la cameriera in una tavola calda di Brooklyn dove, tra una frecciatina sarcastica al cliente di turno e l’altra, può dare sfogo a tutto il suo cinismo e al suo odio per gli hipster. Caroline invece è una bionda ereditiera proveniente dai quartieri alti di Manhattan, caduta in disgrazia dopo l’arresto del padre per appropriazione indebita e frode fiscale. Ovviamente non sa fare nulla, ma per sopravvivere si improvvisa cameriera attirando subito l’attenzione di Max che, dopo aver dato adito a tutto il suo giusto pregiudizio nei confronti dell’alta società, viene facilmente conquistata dal buon cuore e dalla buona volontà della ragazza tanto da offrirsi di ospitarla a casa sua.

Questa è una commedia dal sapore classico quindi, come avrai già capito, la coabitazione farà nascere la solita grande amicizia, ma a questo giro anche una società: Caroline scopre subito infatti lo straordinario talento culinario di Max che ogni sera prepara deliziosi cupcakes da vendere a pochi centesimi alla tavola calda e, puntando sulle sue nozioni di economia aziendale, la incita ad usare le sue abilità in modo più proficuo così da risollevare le sorti di entrambe. E se ti stai chiedendo quanto la produzione di cupcakes possa trasformarsi in un business redditizio forse non hai mai messo piede a New York. Già dalla prima puntata quindi, la bionda e la mora si alleano per riuscire a realizzare il loro sogno, tentando di risparmiare giorno dopo giorno ogni centesimo possibile per l’avvio dell’attività di pasticceria, tra catering saltuari, babysitting improbabili, pulizie a domicilio e servizi al tavolo. Alla fine di ogni episodio un counter speciale ti ricorda anche la somma a cui sono arrivate. Considera comunque che l’imprevisto è parte integrante dello sviluppo verticale e a forza di pagare avvocati, alloggi per cavalli, bollette e forni nuovi, i soldi non bastano proprio mai. Quello che però le due riescono a fare alla fine della prima stagione è conquistarsi un giudizio positivo su un curioso cupcake al bacon fatto da Max da parte del guru di tutte le casalinghe: Martha Stewart. Questo vorrà pur dire qualcosa, no?

Tutto sommato la serie scivola via che è un piacere. La protagonista indiscussa è Max, distributore ininterrotto di battute grevi, spietate e razziste a cui lei stessa ride per prima. Battute anche facilotte che fanno leva su stereotipi di bassa lega che però fanno il loro lavoro: fanno ridere. Caroline in tutto ciò è la spalla perfetta: sempre sorridente, positiva e un po’ ingenuotta, capace di smorzare subito l’aggressività della compare o di preparare il terreno per la prossima battuta.

Della stessa pasta anche il piccolo gruppo di comprimari che personalizzano i tre set messi in croce dalla produzione: abbiamo quindi il personale della tavola calda composto dal cuoco ucraino Oleg (Jonathan Kite), dal cassiere nero Earl (Garrett Morris) e dal proprietario cinese Han (Matthew Moy), la vicina polacca e assai prosperosa Sophie (Jennifer Coolidge) e la ricca e superficiale datrice di lavoro di Max, Peach (Brooke Lyons), capace di chiamare i propri figli Brad e Angelina. Personaggi così stereotipati da non avere storie né caratteristiche proprie se non quella di essere fedelmente plasmati sull’immaginario comune del proprio gruppo di appartenenza, che sia questo geografico, razziale o societario. Per questo motivo Oleg e Sophie faranno solo battute a sfondo sessuale, Earl battute profondamente razziste e Han… no Han è cinese, non SA fare battute.

Insomma, 2 Broke Girls è una di quelle serie di lana grezza, un po’ tagliate con l’accetta, un po’ all’insegna del risparmio che però si sa far notare. Praticamente un perfetto passatempo estivo. Come leggersi i libri dei comici di Zelig sotto l’ombrellone. Praticamente l’abbiamo fatto tutti.

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