Downton Abbey

I film in costume non sono roba per tutti. Di solito si possono tranquillamente riassumere con un formale trionfo di corsetti, livree, convenevoli e cene di gala. E a chi non abbia di suo una forte passione per la crinolina, già tutto ciò potrebbe sembrare ostico. Quando non si tratta di attente ricostruzioni storiche, il tema predominante è il sentimentalismo poetico. E in questo campo nessuno può eguagliare le novelle di Jane Austen. Quanti giovani sussulti al pensiero delle basette di mr.Darcy! Quanti cuori infranti dalle promesse di mr.Willoughby! Ore e ore a fantasticare di profondi e indicibili amori basati sugli ideali lirici di rispetto, lealtà e valore morale. Per non parlare poi dell’immedesimazione con le eroine romantiche del XIX secolo: Jane Eyre, Jo March e le sue sorelle, Elizabeth Bennet. Perché quando si parla di epopee in costume, una cosa è certa: la protagonista è donna.

Questo e altri importanti assiomi vengono diligentemente rispettati anche in Downton Abbey, serie televisiva britannica prodotta dalla Carnival Films per il network ITV, bollata in Italia come soap opera e di conseguenza distribuita solo ed unicamente su Rete 4. Sì, Rete 4. Ora, lo so che l’inizio non è dei migliori, ma credimi, Downton Abbey è un piccolo gioiellino di scrittura, regia e rappresentazione scenica che ha vinto una carriola di Emmy Awards. Perderselo sarebbe un peccato.

Partiamo quindi ad elencarne i pregi. Prima di tutto sarai contento di poterti risparmiare la vista di mille dame vestite da bomboniere. Gli anni presi in esame sono infatti i primi del ‘900 quindi l’uso delle gonne gonfie è fortunatamente passato di moda. In particolare varchiamo la soglia di Downton Abbey durante il 1912, giusto in tempo per venire a conoscenza che il diretto erede dei Crawley,  la ricca famiglia nobiliare che abita questa splendida e immensa tenuta dello Yorkshire, è stato dato per disperso durante l’affondamento del Titanic. Peccato che Lord Grantham (Hugh Bonneville) e consorte (Elizabeth McGovern) abbiamo avuto solo figlie femmine, Mary (Michelle Dockery), Edith (Laura Carmichel) e Sybil (Jessica Brown Findlar), che, come vuole la tradizione, non hanno diritto alcuno né sul patrimonio di famiglia né sulla magione. L’unica soluzione è rintracciare il parente più prossimo, Matthew Crawley (Dan Stevens), un giovane cugino alla lontana di estrazione borghese e tentare di convincerlo a sposare Lady Mary, la maggiore delle tre sorelle. Ed è così che iniziano le travagliate e appassionanti vicende di questa famiglia che, tra bugie, tradimenti, amori, scandali e persino una guerra (la seconda stagione segue infatti l’inizio e la fine della Prima Guerra Mondiale), cercherà sempre di tenere fede ai propri valori di onore, lealtà e coraggio.

Ma ciò che succede “upstairs” è solo per metà oggetto della narrazione. Le vicende che hanno luogo “downstairs”, ovvero nelle zone della casa riservate al personale di servizio costituiscono una parte altrettanto importante di quel appassionante drama che è Downton Abbey. Una così maestosa magione non può che essere infatti corredata di servitù: un esercito formato da camerieri, cameriere, cuoca, servetta, valletti e autisti, capitanati da una governante e un maggiordomo. Una piccola comunità di persone legata a doppio filo alla sorte dei propri padroni, ma movimentata da altrettante passioni, ostilità e problematiche.

Tra questi spiccano personalità forti come il valoroso Bates (Brandon Coyle) guidato da un fortissimo senso della morale, e l’infame Thomas (Rob James-Collier) sempre pronto ad approfittare delle debolezze del prossimo per proprio tornaconto, la fedele Anna (Joan Froggatt) e l’ambigua O’Brien (Siobhan Finneran), il puntiglioso Carson (Jim Carter) e l’amorevole miss Huges (Phyllis Logan),  la vivace mrs Patmore (Lesley Nicol) e l’ingenua Daisy (Sophie McShera).

Ognuno preso dalle proprie faccende, dai propri umori, dai propri problemi, in un vortice continuo di dialoghi, azioni e reazioni. Ed è proprio questo aspetto che contraddistingue Downton Abbey dalle altre serie di genere: se, come di consueto, il linguaggio usato tra i salotti delle signorie è lento, moderato e controllato, di sotto il ritmo è veloce, caotico, quasi frenetico. Mentre solitamente viene rappresentata come parte dell’arredamento, qui la servitù acquista forma, voce, colore. Seppur facciano di tutto per mantenersi invisibili agli occhi della nobiltà che affolla la villa, i domestici non sono mai stati così vivi e presenti.

Ma nonostante gli eventi raccontati siano quanto di più tipico offrano i prodotti televisivi femminili, Downton Abbey è un serial che sa rivolgersi anche ad un pubblico esigente che non si accontenta dei soliti segreti di palazzo. Ogni dialogo lavora infatti su più binari, tra frasi concrete e esplicative, piccole licenze ironiche e i classici silenzi che valgono più di mille parole, sfornando un esempio di scrittura eccelso, capace di dare la stessa credibilità a drammi commoventi e momenti di fine commedia (per questi è quasi determinante l’interpretazione della straordinaria Maggie Smith nei panni di Lady Violet Crawley, la contessa madre di Grantham). Per non parlare poi della messa in scena: raffinata, studiata, impeccabile. Semplicemente perfetta. Una regia così squisitamente calibrata che già nei primi cinque minuti del pilot dice tutto ciò che deve dire su una tipica giornata al castello, tra nobili che si svegliano, cuoche che spadellano alacremente e valletti che indossano livree e guanti bianchi per iniziare a servire la colazione tra solenni inchini. Cinque minuti che catturano inesorabilmente e ti accompagnano di stanza in stanza fino al centro dell’azione.

Tra fotografie mozzafiato, ricostruzioni accurate, personaggi complessi e mai banali e interpretazioni magistrali, se il prodotto Downton Abbey ha un merito è quello di saper restituire le difficoltà, la forza, i dubbi e le paure di chi ha vissuto un periodo particolarissimo, sempre il bilico tra la volontà di tener fede alle vecchie tradizioni e il nuovo che avanza inesorabilmente. Anni in cui intere vite venivano stravolte nel giro di pochi giorni e le opportunità si presentavano sotto le vesti più insospettabili, qui sono rappresentati con la più fresca, spavalda e dirompente semplicità.

Con la terza stagione arriveranno anche tutte le ruggenti novità degli anni Venti. Forse sarai allergico a pizzi e merletti, ma se non hai mai visto Downton Abbey, fattelo dire, ti stai perdendo proprio un gran bello spettacolo.

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2 thoughts on “Downton Abbey

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