Fringe

Negli anni ‘90 tutti sapevano chi fosse David Duchovny. Oggi pochi fedeli lo conoscono come lo scrittore fallito che scopa qualunque cosa respiri in Californication, ma un tempo Fox Mulder era la fantasia segreta del 90% di spettatrici femminili di Italia Uno. E anche l’unico motivo per cui una serie come X-Files, esclusivamente basata su alieni, esperimenti proibiti e loschi magheggi governativi è ricordata ancora oggi come una figata pazzesca dalla stessa gente che seguiva con devozione Beverly Hills 90210. Non che X-Files non fosse davvero una figata pazzesca per quei tempi, riprodotta oggi però finirebbe presto per avere il fiato corto. Ecco perché la prima stagione di Fringe, etichettata agli esordi come l’X-Files del 2010, ha finito per perdere velocemente sul campo molti dei suoi iniziali proseliti. Io per prima, attirata dalla gigantografia di Joshua Jackson sui poster promozionali (sì, lo ammetto, son sempre stata membro onorario del Team Pacey) ed entusiasta di provare il nuovo prodotto del mio pusher di fiducia J.J. Abrams, mi sono avvicinata a questa nuova serie con un carico di aspettative abbastanza pesanti, per poi ritrovarmi di lì a poco annoiata dall’ennesimo caso inspiegabile della settimana o dalla solita danza tra l’investigatore che vuole saperne di più e le autorità che insabbiano velocemente tutto. Per farla breve: ho mollato. Alla metà della seconda stagione. Sì, mi fustigo ancora oggi. Fortuna che esiste Torrent.

A questo punto ti direi di saltare a piè pari le prime due stagioni, ma ti perderesti tutta la caratterizzazione dei personaggi nonché buona parte delle nozioni fondamentali per comprendere lo sviluppo della storia. Quindi facciamo che ti do il via libera per l’uso sconsiderato del FFW. Almeno per quanto riguarda i casi del giorno. Se però sullo schermo compare il faccione di Walter, ferma tutto: la scena potrà essere triste, divertente, quantomeno interessante, se non del tutto fondamentale, ma di sicuro farai meglio a non perdertela. Chi è Walter? Ah già, la trama.

Degli scienziati poco ortodossi si sono messi ad usare il mondo intero come laboratorio personale, quindi tra esperimenti a dir poco azzardati e vittime innocenti su larga scala, il progresso scientifico oramai è diventato merce di scambio di loschi traffici. Su uno di questi esperimenti si trova ad indagare Olivia Dunham (Anna Torv), abile agente dell’FBI, nonché ex bambina prodigio dalle doti tanto sorprendenti quanto dimenticate. Per risolvere il caso, Olivia cerca l’aiuto di Walter Bishop (John Noble), un folle scienziato richiuso da 17 anni in un manicomio criminale, che può essere rilasciato solo sotto custodia dell’unico familiare, il figlio Peter (Joshua Jackson), anch’egli un genio, ma pieno di debiti da gioco. In poco tempo, le conoscenze di Walter, nonché la sua stessa follia, si rivelano fondamentali per risolvere moltissimi fenomeni apparentemente inspiegabili che interessano la “scienza di confine”, tanto che quella che sembrava essere una squadra improvvisata si ritrova a formare un’agenzia fissa, segreta e parallela all’FBI: la divisione Fringe, appunto. Inevitabilmente, puntata dopo puntata, la famiglia Bishop diventa sempre più centrale, non solo per le doti di risolutore scientifico di Walter, ma anche perché più si va avanti più la sua storia acquista un ruolo sempre più determinante anche in riferimento alla trama principale. Innanzitutto la maggior parte dei casi è perlopiù riconducibile alla Massive Dynamics, la società biochimica di William Bell (Leonard Nimoy), vecchio socio di Walter. Inoltre, la già citata infanzia di Olivia comincia ad intrecciarsi con il passato del dottor Bishop e lo stesso personaggio di Peter si discosta velocemente dal ruolo di semplice spettatore degli eventi per divenirne essenziale fautore.

Purtroppo tutte queste informazioni vengono inizialmente distribuite con il contagocce per poi acquisire sempre maggiore spazio all’interno di ogni singolo episodio. Un po’ come se gli autori avessero voluto metterti alla prova: se sarai così bravo da resistere alle puntate filler, verrai premiato da un sempre maggiore approfondimento del tema principale. E devo dire che la tenacia viene ben ricompensata. Sì, perché la vera grande rivelazione della serie non sta nella risoluzione dei singoli casi, né nell’ammissione di uno schema che li collega tutti, quanto nella bravura di sviluppare la narrazione attorno a due universi paralleli.

Ebbene sì, l’ultima stagione di Lost a quanto pare era una sorta di prova generale. All’amico JJ il gioco del “cosa sarebbe successo se..” sembra essere piaciuto assai. Con Fringe, infatti, non solo sappiamo che esiste un universo alternativo, ma anche che è possibile raggiungerlo. Un universo che somiglia moltissimo al nostro, ma presenta anche quelle classiche differenze che spingono lo spettatore a mettere in pausa per riuscire a coglierle tutte. Laggiù non c’è mai stato un 11 settembre, né un incidente con lo Zeppelin. Il musical più riprodotto al mondo parla di cani e Conan Doyle non ha mai scritto Sherlock Holmes. La statua della libertà è fatta interamente di bronzo e Walter non è un buffo e indifeso scienziato, bensì… No, non te lo dico. Quello che posso dirti è che John Noble e Anna Torv sono così bravi da riuscire a rendere immediatamente identificabili le diverse sfumature dei loro doppi che non c’è parrucca rossa che tenga. Ma per Noble ci vorrebbe davvero una menzione a parte: un professionista vero con una recitazione sempre così di ottimo livello da sfornare una performance eccellente dopo l’altra. Dalla vorace ingenuità di un bambino mai cresciuto, alla sicurezza dello scienziato che sa di cosa parla, dalla fragilità di un uomo che vive nella paura di perdere il proprio figlio, all’estrema lucidità arrogante di chi è ben consapevole del proprio potere. Il risultato è un Walter Bishop che è quanto di più emozionante, divertente e coinvolgente si possa chiedere ad un personaggio. Sempre da applausi a scena aperta.

Basta per dire che Fringe e X-Files sono profondamente diversi? E se ti dico che Fringe riesce lì dove sia gli adoratori di X-Files che quelli di Lost ritengono che le loro serie del cuore abbiano fallito? Fringe dà le sue risposte. Non si tira mai indietro, per quanto pazzesche e assurdamente complicate esse siano. Ma la scienza dà ben poco adito ai misteri, questo si sa. Ancora non ti basta? Ok allora beccati questa: i protagonisti limonano. E mica una sola volta eh.

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