Revenge

A 25 anni dalla messa in onda del primo episodio di Beautiful, ancora mi soffermo davanti al mascellone di Ron Moss chiedendomi come possa la sorte di una famiglia mostruosamente ricca, la cui unica occupazione sembra essere far accoppiare così ripetutamente tra loro i propri componenti da non sapere più riconoscere la progenie dell’uno o dell’altro, interessare tanto alle casalinghe italiane.
Tutto mi è sembrato più chiaro quando di colpo ho realizzato di essere arrivata alla fine della prima stagione di Revenge desiderando che la seconda riparta il più presto possibile. La risposta poteva essere solo una: i loschi sotterfugi familiari tirano un casino, non ci sono cazzi.

Cominciamo dallo scenario: siamo negli Hamptons, habitat naturale di famiglie multimilionarie che passano le estati nella loro lussuosissima villa sulla spiaggia. L’organizzazione di futili quanto elitarie serate di beneficienza occupa la maggior parte del tempo, i club delle prime mogli si riuniscono attorno alle immancabili poltroncine di vimini e ogni festa data esige il dress code. È a una di queste che ci ritroviamo all’inizio del pilot, più precisamente al party di fidanzamento tra il giovine rampollo della famiglia più importante della zona e un’accigliata biondina che, lo capiamo subito, non gode delle simpatie della futura suocera. Ad un tratto, sparo, corpo morto in spiaggia, gente che urla il nome del fidanzatino novello e occhiate raggelate in camera. Non male come partenza. Ovviamente vai a capire come ci siamo arrivati. E così si torna indietro di tre mesi, all’inizio dell’estate quando la giovane bionda a cui diamo finalmente un nome, Emily Thorne (Emily VanCamp), si trasferisce nella casa sulla spiaggia adiacente alla villa della suddetta famiglia VIP mentre un’altezzosa Victoria Greyson (Madeleine Stowe), la futura suocera di cui sopra, la spia malfidente dalla finestra.

Bastano pochi flashback e qualche voice over di troppo per capire che: a) Emily Thorne è in realtà Amanda Clarke, figlia cresciutella di David Clarke, socio in affari con i Greyson, che venne anni prima arrestato con l’accusa di aver commesso un grosso crimine; b) la colpa di tutto è in realtà dei Greyson, che non si sono fatti scrupolo di falsificare prove e comprare chiunque fosse implicato nel caso pur di avere salvi reputazione e patrimonio; e c) la figlia devota è tornata in cerca di vendetta ed è decisa a tutto pur di rovinare la vita di chi ha così bellamente incasinato la sua.

Foto di gruppo alla mano, assistiamo quindi, puntata dopo puntata, ai magheggi di questa versione slavata del Conte di Montecristo, che, meticolosa e infingarda come un professoressa di latino, elabora ogni stratagemma possibile pur di piazzare una bella croce rossa sul viso di chiunque abbia preso parte a questa farsa. Ma tra due avversari agguerriti ci sono sempre delle pedine. Su questo tavolo da gioco il ruolo spetta ai vari componenti della famiglia Greyson e al loro entourage: Daniel (Joshua Bowman), il primogenito quindi potenziale erede della fortuna di famiglia, tanto bellino quanto allocco, pronto a farsi rigirare come una marionetta da chiunque abbia un secondo fine: madre, padre, fidanzata, amico fidato, ecc; Charlotte (Christa B. Allen), la cocca di papà, necessaria allo svolgimento della storia quanto un paralume, tanto da avviare una storia con il fratello sfigato del barista del Paese, (Nick Wechsler) nonché primo grande amore della piccola Amanda; Conrad (Henry Czerny) il capofamiglia, artefice del tradimento ai danni di David Clarke, ma tradito egli stesso dalla mogliettina adultera; Ashley Davenport (Ashley Madewke), assistente tuttofare della queen Victoria, costantemente in attesa di rivalsa; e Nolan Ross (Gabriel Mann), geek dal cospicuo conto in banca che deve tutto il suo successo a David Clarke e quindi si sente in dovere di aiutare la figlia a vendicarsi. Quest’ultimo è la vera chiave di volta di ogni piano macchiavellico nonché unico barlume di speranza in un cast che vede tutte le capacità attoriali della protagonista esprimersi nello stesso modo: espressione stralunata e innocente mentre parla con personaggio a caso, seguito da accigliamento dello sguardo e occhio malefico non appena il suddetto personaggio a caso si volta da un’altra parte. Ma tanto lo sappiamo che i fermo immagine da fotoromanzo sono nati per questo.

Insomma, un bel drammone familiare pieno di colpi di scena, pugnalate alle spalle e segreti inconfessabili. Con un bel contorno di fondi fasulli e brutta color correction. Vale la pena seguirlo? Quello che ti posso dire è che, per quanto mi riguarda, ciò che era nato come un leggero passatempo estivo si è rivelato un gioiellino trash che dà assoluta dipendenza. A partire dai suoi meravigliosi promo.

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