Community

La prima volta successe con Friends. La seconda con How i met your mother. Poi il nulla. Sì, nel frattempo ci sono stati Weeds e The Big Bang Theory, ma, è inutile negarlo, si trattava di passioni di secondo livello: più profonde di una cotta estiva, certo, ma non tanto coinvolgenti da tirare fuori il “per sempre”. L’amore è un’altra cosa. Così ho cominciato a pensare che avesse ragione quel vecchio detto, quello che dice che ci si può innamorare davvero solo due volte nella vita. Se valeva per le relazioni forse sarebbe stato lo stesso per le serie comedy. Che tanto si sa che le donne perdono la testa per chi le fa ridere. Poi è arrivato Community.

L’inizio non è stato granché: ne parlavano tutti così bene, ma non è che mi facesse girare la testa. Personaggi strani, vari. Umorismo sottile, un po’ geek. Qualche citazione. Forse un po’ di buonismo? Ok, ma era solo accennato. C’erano anche gli stacchetti finali demenziali che mi piacciono tanto. Eppure. Poi, di colpo, tutto è cambiato. Se dovessi dirti ora perché, davvero non saprei spiegartelo. Ma non succede sempre così? Un attimo prima sei lì che giuri eterno amore alla provocante biondina appena scesa dal taxi, un attimo dopo supplichi la tua migliore amica asessuata di non partire per Parigi. Ecco, Community è la Joey Potter di Dawson’s Creek, è la Lindsay Lohan di Mean Girl, la Emma Stone di Easy A: finta sciapetta che ha bisogno solo di un filo di trucco e qualche vestitino sexy per farsi notare. È una serie diesel. Parte lentamente, sembra doversi fermare da un momento all’altro. Poi d’un tratto capisci: Community è una figata pazzesca.

Vuoi sapere di cosa parla? Tanto non è la trama la parte interessante. Il Community del titolo è il Greendale Community College. È il primo anno di Jeff Winger (Joel McHale), avvocato scafato a cui è stata invalidata la licenza per una laurea ottenuta illegalmente e quindi costretto a rifrequentare tutti i corsi. Ovviamente l’ultima cosa che gli passa per la testa è affrontare questa sfida con maturità e impegno, quindi pensa bene di iscriversi all’università statale, colonia in un cui pascolano liberamente studenti mediocri e nullafacenti, anziani che vogliono riempire le proprie giornate, poveracci che non possono permettersi l’università privata, trentenni che non hanno ancora capito cosa fare della propria vita e altri svariati generi di losers. Per conquistare una schiva biondina della penultima categoria, la sua parlantina formata da anni di mestiere si inventa in pochi secondi un fittizio gruppo di studio di spagnolo. Purtroppo per lui però, la voce si spande e, prima che finisca la giornata, attorno allo stesso tavolo si radunano sei personaggi tanto improbabili quanto emblematici, con la quale il nostro bel esemplare di raggiratore seriale dovrà aver a che fare per il resto dell’anno.


La premessa è questa, non è cambiato niente vero? Te l’avevo detto, non è la storia il punto. Forse, sono loro: Jeff, Britta (Gillian Jacobs), Abed (Danny Pudi), Troy (Donal Glover), Annie (Alison Brie), Shirley (Yvette Nicole Brown) e Pierce (Chevy Chase). O forse quel genio di Dan Harmon, il tizio che ha fatto di sperimentazione e metatesto le sue parole d’ordine. Ogni scena di Community è infatti costruita su questi due capisaldi. Ogni scambio di battute rimanda a qualche must della cultura pop: musica, film, fumetti, altre serie. Ogni puntata a tema riprende alla perfezione quei movimenti, quelle parole, le luci e le ambientazioni dei film che hanno costruito la cinematografia americana. Da Arma Letale a Pulp Fiction, da Star Wars al cinema di Sergio Leone, passando per Beetlejuice, Animal House, il Padrino e Batman, con una spruzzata di cinema d’autore e di animazione in passo uno. Se sei un cinefilo accanito, credimi, ti crogiolerai dietro ai mille rimandi e citazioni e impazzirai per la genialità dei rifacimenti stilistici. Ma la forza di Community non sta nel semplice esercizio di stile, quanto nell’affinità con il proprio pubblico. Dan Harmon e i suoi collaboratori ascoltano i propri fan, danno loro ciò che più gli piace, li prendono in giro anche, ma sempre bonariamente. Un esempio? Hai presente quei video creati ad hoc in slowmotion dalle seguaci tutteocchiacuoricino sui momenti romantici della coppia protagonista della loro serie del cuore? Community costruisce una scena sul fenomeno  e in pochi secondi lo deride candidamente, lo distrugge dall’interno tirando fuori la sua vena assurdamente comica. Non ti basta? Il rap improvvisato sulla lezione di spagnolo è diventato un geniale viral. O ancora, la puntata migliore della prima stagione, incentrata su una battaglia di paintball all’ultimo sangue, ha visto nascere diversi trailer.

Però c’è di più. In Community trovi tutte le tematiche affrontate dai vari teen drama (dal ballo alle elezioni studentesche, dalle gare canore alle one night stand), ma in versione oldies quindi totalmente improbabili e esilaranti, trovi i tormentoni e gli episodi tributo, i discorsi che ti commuovono e le gag che rivedresti all’infinito. Trovi una passione, un’intelligenza, un’autoironia, una capacità di scrittura e di reinvenzione continua  che non hai ancora trovato in nessun’altra serie. O perlomeno in nessun’altra serie comedy. Eppure te la stai perdendo. Perché sei ancora su questo sito a leggere. Seriamente, cosa vuoi che ti dica ancora?

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One thought on “Community

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