Glee

Al grido di Dateci della gente che sappia ballare e cantare, che ce frega di avere anche delle trame credibili, ecco a voi Glee. La serie creata da Ryan Murphy altro non è, infatti, che un prodotto costruito a menadito per gli amanti di XFactor, American Idol e Britain’s got talent. Un gran bel prodotto, per intenderci. Ovviamente se ti piace il genere. Se come me sei stato tirato su  a base di Grease, Chorus Line, Mary Poppins e cartoni musicati della Disney, i grandi classici che facevano di assoli squarciagola le loro scene migliori, non puoi che provare almeno una fortissima propensione per questo ibrido tra talent show e teen drama. Ma veniamo alla trama.

Il Glee Club è il coro della scuola nei licei americani. Questo in particolare è in procinto di chiudere senonché il prof Schuester (Matthew James Morrison), un vorreimanonposso di Justin Timberlake che insegna matematica, memore della celebrità e delle gioie che il club di cui era l’indiscussa stella gli regalò ai suoi tempi, decide di prenderne la direzione. Il problema è che al momento il Glee Club è formato solo da stereotipi di loser, nella fattispecie una grassona nera (Amber Riley), una cinese che balbetta (Jenna Ushkowitz), un secchione in carrozzella (Kevin Mchale), l’unico gay della scuola (Chris Colfer) e una miss so-tutto-io suora laica (Lea Michele) che si vede già calcare i palcoscenici di Broadway ed è decisa a tutto per realizzare il suo sogno.  Come farne un gruppo cool?

Ragionevolmente, la prima cosa che decide di fare il nuovo direttore artistico dalla chioma da putto è quindi, ragionevolmente, tentare di dare al club una sferzata di popolarità coinvolgendo il quarterback della scuola (Cory Monteith), che, guarda un po’, ha anche una bellissima voce. Nel far questo però si tira subito dietro le antipatie della coach delle cheerleader, Sue Sylvester (Jane Lynch), una despota in tuta senza remore e peli sulla lingua che decide da quel momento in poi di rovinare la vita del professorino dal buon cuore e bel pettorale. Per un motivo o per l’altro, in men che non si dica, il Glee Club si arricchisce di nuovi elementi pescando inaspettatamente proprio da cheerleader e squadra di football, i due gruppi che per eccellenza occupano la cima della torre tra i banchi di scuola. Inutile dire che, nonostante tutte queste new entries, il Glee Club agli occhi degli altri liceali non riesce a togliersi quell’aura di sfiga che lo contraddistingue e fa sì che anche gli ex intoccabili si becchino la propria dose di granita ghiacciata in faccia camminando tra i corridoi.

Essendo questo essenzialmente un teen drama, molto spazio è dato ai rapporti interpersonali tra i protagonisti, purtroppo però, presi dalla foga del “facciamo succedere qualcosa”, gli autori hanno fatto sì che già dal pilot questi rapporti vengano stravolti e confusi almeno una decina di volte. Nel corso delle prime tre puntate infatti capiamo che Rachel e Finn finiranno insieme, Will manderà all’aria il suo matrimonio per la consulente timida e introversa maniaca della pulizia, Quinn (Dianna Agron) finirà per cedere le proprie grazie da moral tutor al primo Puck (Mark Salling) che passa e ci scapperà il bimbo, Santana e Brittany (Naya Rivera e Heather Morris) da brave cheerleader la daranno a rotazione un po’ a tutti creando scompiglio all’interno del gruppo e Sue farà sempre tanto rumore per nulla.

Di tutto ciò ci interessa realmente qualcosa? No. E infatti veniamo alla parte interessante di questa serie: le canzoni.

Ciò che rende Glee uno show che vale la pena di essere visto infatti è l’abbondanza di numeri musicali sparsi qua e là a muzzo tra gli episodi: dalle semplici cover (cantate inizialmente il più delle volte da quella nasona dalla bocca enorme di Lea Michele e via via sempre più divise tra i vari membri del gruppo), ai mash-up originali (a volte tanto assurdi quanto inaspettatamente felici), alle performance complesse con coreografia, costumi di scena, palco e cotillon.

Ovviamente bisogna dare un senso a queste esibizioni, almeno per quanto riguarda il contesto. La scusa più semplice, trattando la serie di un club studentesco, è quella di raccogliere fondi per il trasporto verso le varie regionali, provinciali, nazionali e via dicendo (scusa un po’ troppo abusata, forse; considerando il numero delle volte in cui la tirano fuori, viene da chiedersi quanto mai costi la benzina in America); oppure le vere e proprie gare canore, quelle in cui i nostri si confrontano con gli altri club delle varie scuole. Lontano da ogni logica, in queste occasioni, costumi e scenografie risultano però alquanto limitati: un palco coi gradini, dodici giacchette uguali, se proprio vogliamo strafare ci si butta sui colori, ma niente di che. Quella che invece regala le performances migliori è la scusa più infame di tutte: il sogno barra fantasia barra immaginazione dei protagonisti. Una prova? La puntata dedicata a Britney Spears, la più disprezzata da quelli che ancora pensano che questa serie abbia modo di salvarsi anche sul piano della trama. In questi bistrattati 40 minuti, le ragazze del Glee Club vanno tutte dallo stesso dentista e si sballano con l’anestesia. Questa, associata alla musica della regina del pop adolescenziale in sottofondo, dà vita a rifacimenti onirici dei video della suddetta con le nostre pupattole protagoniste.

Inutile dire poi che l’ospitata di Britney ha dato il la a numerose entrate a gamba tesa di personaggi più o meno famosi: da Neil Patrick Harris a Gwineth Paltrow a Olivia Newton John, prima o poi tutti si vanno a fare una cantatina in questo show. Ma, cosa più importante, Brittany/Britney ha spalancato la strada ai temibili episodi tributo, croce e delizia dei fan della serie, episodi ricchi ma controversi che, a detta di quasi tutti, risultano essere tra i peggio riusciti: c’è chi li detesta, chi li mal sopporta e chi invece se n’è fatto semplicemente una ragione. Certo è che sono anche quelli più pubblicizzati. Finora abbiamo avuto Madonna, LadyGaga e il gran omaggione al Rocky Horror Show, mentre si prospetta già per la terza stagione quello dedicato a Michael Jackson. La verità? Datemi qualunque versione di un musical e io l’adorerò. Passi anche Touch Me cantata da Emma con la scusa biechissima di aiutare Will nelle prove. (lui deve provare e canta lei? Seriously?)

Nel frattempo, Rachel si sarà lasciata con Finn quasi dieci volte, Kurt avrà affrontano i suoi problemi da gay alla trentesima occasione e il Glee Club sarà stato a rischio scioglimento almeno tre volte tanto. La soluzione? Il tasto avanti veloce.

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