Weeds

Nancy Botwin ha ciò che ogni donna vorrebbe avere: due occhi da cerbiatto, un gran corpo sodo da milf, due figli adolescenti non troppo problematici, un marito affascinante che la ama profondamente e una di quelle belle case prefabbricate tutte uguali nella periferia ricca di Agrestic, una piccola e soleggiata città della California. Almeno così è come tu immagini dovesse essere. La prima puntata di Weeds infatti ti presenta una Nancy Botwin (Mary Louise Parker) vedova, con un figlio sedicenne, Silas (Hunter Parrish), impegnato in sane maratone di sesso con la fidanzata di turno, l’altro decenne, Shane (Alexander Gould), traumatizzato dall’aver visto stramazzare a terra il padre durante una corsetta nel quartiere, un cognato immaturo e fannullone, Andy (Justin Kirk), che si presenta da un giorno all’altro per occupare il divano, e un unico assillante pensiero: quello di piazzare qualche chilo di erba ai vicini per riuscire a pagare l’affitto.
Sì perché la nostra Nancy, invece di trovarsi un lavoro da cameriera o commessa in qualche negozio della zona, pensa bene di ovviare alla mancanza dello stipendio del coniuge mettendosi a fare la spacciatrice di marijuana. Un azzardo premiato subito dallo stupore di trovare nel proprio elegante sobborgo un sacco di consumatori dell’erba proibita. D’altronde, come si possono sopportare le riunioni del comitato di quartiere, le partite di softball dei pulcini, i vernissage e i meeting dell’alta borghesia senza fare un tiro ogni tanto?

Tra i suoi migliori clienti troviamo l’omofobico ragioniere Doug Wilson (Kevin Nealon), amico di famiglia, tanto emotivamente stupido quanto strategicamente sveglio, e quel bamboccio del suo avvocato, Dean Hodes (Andy Milder), disastrosamente sposato con Celia (Elizabeth Prerkins), una bionda bigotta e fedifraga ossessionata dalla propria immagine, manipolatrice ed egoista, nonché inspiegabilmente migliore amica “di facciata” di Nancy.

Questo a grandi linee è lo scenario iniziale di Weeds, una serie delirante e surreale nata dalla penna di Jenji Kohan che, con il sapore della commedia nera, gioca sulle ipocrisie e le contraddizioni della società odierna. Inutile dire che tu non l’hai mai sentita nominare perché, mentre è stata accolta ovunque da applausi e riconoscimenti (in America ha vinto non so quanti Golden Globes) e universalmente annoverata tra le comedy per eccellenza, in Italia è stata relegata quasi subito in terza serata prima di essere bloccata completamente. Una madre di famiglia che spaccia marijuana? Giammai! Ma Nancy Botwin non è una spacciatrice. Nancy Botwin è un parafulmine per guai, una totale incosciente, una pazza furiosa nonché, a detta della sua stessa famiglia, “the worst pusher ever”.

C’è una cosa che però le va riconosciuta: Nancy Botwin è il motore dell’azione. È lei che muove le figure sul tavolo degli eventi come fossero marionette, che prende decisioni determinanti per tutto il resto dei personaggi. L’unico problema è che non ha assolutamente idea di quello che fa. Non solo diventa una spacciatrice da un giorno all’altro, ma si sente in diritto di giocare al tavolo dei grandi. Non si accontenta di comprare la roba dalla sua famigliola nera di venditori di fiducia, ma, con un battito dei suoi occhioni, sfida il suo dealer  mettendo su la propria banda fatta in casa (un po’ scalcagnata, certo) in modo da ricreare una completa filiera produttiva dello spaccio, dalla coltivazione alla vendita. Arriva perfino ad inserire sul mercato una varietà di erba personale, la “Milf Weed”, che ovviamente va a ruba e in poco tempo attira le attenzioni dei pesci più grossi. Ma questo è niente: Nancy Botwin è quella che si sposa un’agente della DEA per disfarsi della concorrenza. Non paga, si mette in affari con la mafia messicana. E sono solo alla seconda stagione. Ce ne sono sette, per la cronaca. E ti assicuro che le vedrai tutte.

Sette stagioni che si sviluppano su un arco narrativo di otto anni, durante i quali crescono gli affari di Nancy, aumenta l’assurdità delle sue decisioni (e, di conseguenza, delle situazioni) e, non di meno, evolvono anche i personaggi. A cominciare dalla stessa Nancy, sempre più attirata da un mondo fatto di adrenalina e rischio, sempre più affascinata dall’idea di giocare con il fuoco e scottarsi, di non riuscire a cavarsela per l’ennesima volta. Attorno a Nancy, la “mamma leonessa” come lei si autodefinisce, evolve anche la sua famiglia, trascinata in un mondo di incertezze, violenza (il più delle volte assurdamente comica certo, ma sempre di violenza si tratta) e fughe improvvise: Andy si trasforma in quel che c’è di più vicino alla figura paterna per i giovani Botwin (memorabile il modo in cui insegna in 120″ ad uno Shane dodicenne il modo migliore per masturbarsi), Silas, inizialmente più scapestrato, rimpiange e insegue la normalità sviluppando nel contempo un eccezionale talento per la coltivazione, mentre Shane… beh Shane evolve nell’unico modo in cui un ragazzino che ha visto morire il padre, spacciare la madre e picchiare dei perfetti sconosciuti solo per il gusto di farlo può evolvere: astuto e un po’ inquietante.

Quella dei Botwin è una famiglia strampalata, cinica, dissacrante e totalmente badass, che però non lascia mai nessuno indietro. Non sarai tu certo il primo.

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3 thoughts on “Weeds

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