The Big Bang Theory

Un tempo il nerd era lo sfigato, il tipetto smilzo con gli occhiali e i capelli unti, incapace negli sport e con le ragazze che non ti faceva copiare il compito di matematica. Ma ora, nel regno di internet, della realtà virtuale e della tecnologia più avanzata come sono cambiati i nerd? In nessun modo, sono solo cresciuti e se la spassano nel loro personale paradiso culturale, fatto di film sui fumetti, social network e giochi di ruolo. Essere nerd è diventato cool. Per quello una serie come The Big Bang Theory, incentrata sulle stravaganze, le relazioni sociali e le abitudini di un gruppetto di geek non poteva che diventare una delle più intelligenti e seguite sit com della televisione.

Scenario principale è un appartamento, quello che condividono due giovani scienziati del California Institute of Tecnology di Pasadena, i geniali fisici Leonard (Johnny Galecky) e Sheldon (Jim Parson), che è anche il punto di ritrovo del loro piccolo giro di amici formato da Raj Koothrappali (Kunal Nayyar), tenero bocconcino indiano che non riesce ad emettere parola in presenza di una donna, e Howard Wolowitz (Simon Helberg), viscido ingegnere ventisettenne che vive ancora con la madre alla quale è legato da un nauseante e morboso rapporto di odio e amore. Insomma, un simpatico quartetto di geni che si diverte come i tredicenni si rapporta solo con donne dotate di baffi.

Causa scatenante della serie è il trasferimento sullo stesso pianerottolo di Penny, una tipica Barbie-Girl di cui Leonard si innamora all’istante. Come è ovvio, lo strano mondo fin troppo chiuso dei quattro amici si scontra subito con quello semplice e superficiale di Penny, ma la simpatica biondina, seppur dopo qualche titubanza iniziale, riesce ben presto a farsi accettare da tutto il gruppo trascinando con sé un corollario di feste, ragazze e convenzioni sociali con il quale i giovani disadattati devono sempre più venire a contatto creando una serie di situazioni sempre più esilaranti.

Inutile dire che il punto forte di questa serie sono i personaggi: uno più intelligente dell’altro, uno più imbranato dell’altro, i quattro si portano dietro tutta una serie di demenzialità e caratteristiche disfunzionali che li rendono strepitosamente ironici.

Il vero trascinatore della serie, però, rimane a voce unanime Sheldon Cooper, fisico teorico con un quoziente intellettivo pari a 187 che veste solo magliette vintage con i simboli dei supereroi. Sheldon è assolutamente, totalmente, indissolubilmente geek fino al midollo e fiero di esserlo. Non si fa scrupolo di parlare in Klingon (la lingua di StarTrek), di passare i suoi sabato sera in lavanderia o di chiedere una ninna nanna quando è a letto con la febbre.  Non riconosce il sarcasmo, non comprende l’umorismo, non finge di provare interesse per le persone ed esige che tutto il gruppo si adegui ai suoi programmi, sia che questi concernino di guardare l’intera serie di Battlestar Galactica solo perché “il giovedì abbiamo sempre fatto così” o di smettere di mangiare thailandese perché il suo ristorante preferito ha chiuso i battenti.  Essendo metodico e abitudinario all’inverosimile, la spontaneità di Penny lo spiazza completamente: è proprio con lei che mostra tutto il repertorio delle sue manie ossessivo-compulsive, bussando sempre tre volte ad una porta nonostante questa sia già stata aperta o rifiutandosi di cedere il proprio posto sul divano perché si trova nel punto più congeniale del soggiorno.

Sheldon è irritante, pignolo, misogino, logorroico, maniaco del controllo ed egocentrico, eppure è la star dello show. I fan lo amano, gli Emmy lo premiano e tu non potrai che adorarlo per il suo essere 110% più nerd di tutti i nerd che hai mai conosciuto. Perché questa è una serie che scommette molto sui suoi interpreti, ma ancora di più su un’ironia totalmente e assurdamente geek, fatta di battute sulla fisica quantistica, di citazioni fantasy  e rimandi al mondo dei comics. Quello di TBBT è un mondo dove mettere in discussione l’importanza dell’autografo di un attore su un elmetto di plastica usato in un film basato su un fumetto significa non avere più certezze. Si sorride per il paradosso del gatto di Schrodinger, si sogghigna per una frecciata sulla teoria delle stringhe, per un attacco di Goblin, per un meme col gattino o un tweet sul comicoon. Si ride, si ride molto e tu credevi fosse una cosa da nerd, ma se cominciassi a vedere questa serie scopriresti che un po’ nerd lo sei anche tu.

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